Mappare la complessità: creare una mappa del settore globale del caffè – 25 Magazine, Issue 11

Mappare la complessità: creare una mappa del settore globale del caffè – 25 Magazine, Issue 11

DDa un anno SCA ha ideato l'iniziativa Price Crisis Response (PCR), un progetto di un anno che ha l'obiettivo di produrre un report di raccomandazioni per azioni sia a breve che a lungo termine da intraprendere per alleviare la crisi.

JENN RUGOLO si è seduto con la Responsabile per la sostenibilità di SCA, KIM ELENA IONESCU, per esplorare uno dei valori del report: una mappa del settore globale del caffè.

Jenn Rugolo (JR): Il report in arrivo grazie all’iniziativa PCR è stato costruito con una procedura di ricerca partecipativa, concepita in modo da assicurare che i soggetti interessati, i membri della comunità del caffè, spingano il programma della ricerca verso numerosi laboratori e attraverso la revisione tra pari. Qual era l’obiettivo di queste “convocazioni” e che cosa ci si aspetta di ottenere?

Kim Elena Ionescu (KEI): Il nostro primo incontro è stato a New York e il nostro primo obiettivo era definire il problema come noi attualmente lo vediamo guardando agli studi di casi degli eventi del passato nella nostra storia e poi identificando azioni a breve termine che sebbene non rappresentino la soluzione, potrebbero aiutarci ad andare nella direzione giusta. Successivamente un gruppo diverso si è incontrato a Berlino per discutere le quattro dinamiche chiave pensate con il fine di perpetuare la crisi corrente e cercare di identificare i circoli viziosi del feedback che guidano i modelli che abbiamo visto nel tempo e che vediamo ancora e ancora. Facendo ciò, siamo riusciti ad avere delle ipotesi per le “cause alla radice” che mantengono questi circoli chiusi. E poi ci siamo incontrati in Brasile, per il nostro terzo evento, Avance, per mappare il sistema e identificare i punti di leva su cui potremmo agire per rompere questi circoli.

JR: Sulla base della mappa che ho visto, sembra davvero un lavoro impegnativo! Da dove avete cominciato?

KEI: Ci siamo riuniti per due giorni; eravamo 75 di noi in totale, divisi in tavoli di 8-10 persone e ciascun gruppo ha analizzato uno schema dal “seme alla tazzina”. Nella prima fase abbiamo solo inserito chi mancava, senza pensare a chi ha più o meno potere o al modo in cui le informazioni o i soldi fluiscono tra uno stadio e l’altro. Obiettivo: pensare a chi dovrebbe essere qui; a coloro il cui ruolo non è annotato. E grazie alle persone che partecipavano a questo evento, che rappresentavano, direi, più del 50% dei produttori di caffè, con una grossa rappresentanza di piccoli coltivatori dell’America centrale e del Sud, molti dei ruoli identificati erano elementi che io probabilmente non avrei mai pensato di includere, come le aziende del settore agrochimico. Il ruolo dei trasporti è stato molto evidenziato, così come quello delle banche, dell’accesso al credito.

Alcuni di questi elementi si presentavano in molti tipi di luoghi diversi e questo è davvero interessante, ed era una sfida mettere tutto su carta, collegando cose come una banca a ogni singola fase, perché tutti hanno bisogno di un certo tipo di finanziamento, anche se non riescono ad avere accesso ad esso. Dopo aver capito che tutti dovrebbero essere presenti perché contribuiscono alla mappa in qualche modo, come una ONG o un autista per le consegne, abbiamo iniziato a parlare e a fare collegamenti tra tutti questi ruoli, prima l’uno verso l’altro e poi verso i ruoli dello schema dal “seme alla tazzina”. E dopo aver cominciato a fare ciò, la conversazione si è spostata verso la considerazione dei ruoli che sono sminuiti e se tali ruoli traggono vantaggio o sono svantaggiati da tale riduzione di importanza nello schema.

Il primo gruppo che viene subito in mente per molte persone, o almeno per le persone che seguono SCA da qualche anno, è quello dei lavoratori delle aziende agricole. I lavoratori delle aziende agricole non sono indicati in modo specifico nello schema dal “seme alla tazzina”; lo schema inizia dai produttori: come “un produttore produce il caffè!” – e questo è un caso in cui potremmo identificare che l’assenza è associata alla mancanza di potere. Ma quando condensiamo il commercio del caffè fino alla logistica del prendere il caffè dal porto di origine fino alla tostatura, perdiamo tanti ruoli. L’importatore non possiede la nave, non la guida; questo lo fa la società di spedizioni.

È più difficile vedere l’influenza che hanno i commercianti, soprattutto nel caso delle multinazionali che potrebbero fornire assistenza tecnica e accesso al credito e raggruppare tutte queste altre funzioni in cui, in effetti, essi hanno un potere notevole, perché il “commercio” è ridotto all’idea del trasporto fisico del caffè da un luogo all’altro. Penso che qualcuno potrebbe anche aggiungere che viene sminuito il loro valore, ma una volta che abbiamo identificato le concentrazioni di informazioni e potere, questo ci ha portato a domande quali: “C’è qualche vantaggio nel non avere un ruolo chiaramente articolato? C’è una misura di flessibilità attorno a ciò che si fa e al valore che si fornisce, che influenza la responsabilità che si ritiene di avere?”

JR: La prima cosa che ho notato quando ho visto i sistemi della mappa è che è tutto incredibilmente complicato e chiaramente diverso dallo schema dal “seme alla tazzina” da cui siete partiti, precisamente perché vengono articolate queste relazioni complesse. Perché è importante per noi passare dall’uno all’altra?

KEI: Sì, lo schema dal “seme alla tazzina” è un certo tipo di strumento rudimentale che utilizziamo per spiegare qualcosa di complicato utilizzando passaggi semplici, ma non ho davvero realizzato la sua potenza finché non mi sono seduta e ho iniziato a parlare di chi mancava e dell’impatto che tali elementi mancanti potevano avere. Sono venute fuori tutte queste domande che mi hanno fatto riconsiderare il fatto che, mentre io penso ad esso come a uno strumento rudimentale, è qualcosa che utilizziamo ancora e ancora, e la storia che abbiamo raccontato creava la realtà in cui viviamo oppure quanto essa finiva per dettare il modo in cui pensiamo al caffè. Anche il fatto che viene steso da sinistra verso destra, come qualcuno di noi legge; che noi stabiliamo che il caffè “inizia” in un luogo e “finisce” in un altro; che ci sono solo relazioni tra quelle fasi che sono posizionate, nello schema originale, proprio l’una accanto all’altra. Sappiamo che anche adesso, anche nel nostro attuale sistema, che forse non è quello che vogliamo per il futuro, non è proprio così che funziona, e ancora meno non è come dovrebbe funzionare.

JR: Qualcuno potrebbe rispondere che tutta la ricerca fatta dall’iniziativa PCR nell’ultimo anno, come la mappatura del sistema come parte del report in arrivo, non è abbastanza, che parliamo troppo ma facciamo poco. Tutto è troppo accademico.

KEI: Una delle cose del cambiamento dei sistemi come approccio è questa convinzione che non possiamo concentrarci sulle singole parti: dobbiamo vedere il tutto e riconoscere che è complesso, che il cambiamento avviene su orizzonti e schemi temporali multipli contemporaneamente, che il cambiamento non è lineare. Il report presenterà azioni sia a breve che a più lungo termine nelle sue raccomandazioni, per chi è alla ricerca di entrambe le soluzioni. Penso anche che è importante identificare che il problema che l’iniziativa PCR di SCA sta evidenziando è un problema molto grosso, qualcosa che non ha una soluzione semplice o a breve termine. Ciò non vuol dire che non possiamo agire sul breve termine, ma vuol dire che quelle azioni non saranno soluzioni per un problema a lungo termine.

Comprendo le persone che esprimono questa sensazione: “Io voglio qualcosa adesso!” e non direi mai: “Non agite adesso – attendete maggiori informazioni”. Ma io voglio davvero assicurarmi che le persone sappiano che quando raccomandiamo un aiuto umanitario, non è perché l’aiuto umanitario risolverà la crisi dei prezzi. Si tratta di un problema di prezzi cronicamente bassi; non sarebbe risolto dall’aiuto umanitario. Ma anche una sicurezza alimentare immediata è un problema. Fare affidamento su soluzioni a breve termine è rischioso, probabilmente ci congratuleremo con noi stessi nell’esecuzione, perché queste soluzioni sono, alla fine, soluzioni a un problema diverso oppure a un piccolo aspetto di un problema più grande che difficilmente sarebbe risolto sul breve termine.

JR: Pensi che la nuova mappa dei sistemi aiuti a far passare questo messaggio?

KEI: Io spero, almeno, che sia uno strumento utile per spiegare, o articolare in modo visivo, la complessità della situazione senza dover leggere un report per comprendere. Il sistema che stiamo cercando di cambiare è complesso e per questo neanche le soluzioni saranno semplici. Quando stavamo parlando l’altro giorno, ho detto che non si trattava della ruota del gusto, una cosa carina da appendere alla parete (anche se, nella sua formulazione corrente, è carina!). Pensavo in un secondo momento, alla somiglianza e alle differenze tra le due e poi ho ricordato: non ci sono soluzioni nella ruota del gusto. Non dice quale sapore sia il migliore o quale dovrebbe cercare chi acquista il caffè; essa crea solo una serie comune di termini di riferimento e una comprensione condivisa di quello di cui stiamo parlando quando parliamo di caffè e del suo sapore. E io penso che qui ci sia una logica conseguenza: la mappa dei sistema non è completa e deve evolvere, ma è un riferimento migliore per il sistema del caffè o per il modo in cui funziona la catena di fornitura e per la produzione finale. Non si tratta solo della tazzina di caffè nello schema lineare dal seme alla tazzina; si producono profitti e si producono rifiuti, emissioni di carbonio, mezzi di sussistenza per le comunità rurali, acqua sporca. Ci sono molte cose prodotte da questo sistema al di fuori della tazzina di caffè che vediamo come prodotto finale di questo lavoro che inizia con la coltivazione, la lavorazione e l’esportazione.

JR: Sembra che c’è molto lavoro da fare per cambiare il sistema, adesso che abbiamo una migliore rappresentazione visiva di esso. Che forma, secondo te, dovrà avere questo lavoro?

KEI: Fin dal primo momento dell’iniziativa PCR abbiamo utilizzato un disegno esplicativo per descrivere come lavoreremo nel corso dell’anno e l’ultima fase di questo disegno dichiara: “Integrare nel settore”. E fa piuttosto ridere che noi lanciamo qui come ultima fase, come “La fine!”, qualcosa che pensiamo di poter fare in un anno. Quindi ecco una cosa che vedo andare ben oltre l’orizzonte temporale dell’iniziativa PCR stessa, ma l’integrazione in SCA inizia immediatamente: quale ricerca facciamo, il programma formativo che presentiamo. In che modo questo si manifesta in occasione dei nostri eventi quando si parla di dinamiche tra acquirenti e venditori e se questo è un ostacolo alla creazione di un sistema più equo, in quali modi possiamo rendere accessibile o inclusivo o presente il contenuto che ci porta verso la direzione che secondo noi è necessaria per l’intero sistema.

JR: In quanto persona che ha lavorato in questo spazio per un po’ di tempo, hai appreso qualcosa di inaspettato? C’è qualcosa che ti ha sorpreso?

KEI: Ho raccolto la sfida, e il lusso, di pensare alla crisi dei prezzi nell’ultimo anno, eppure non ho realizzato, forse fino al laboratorio di mappatura dei sistemi, quanto importante sia la parte della distribuzione per il valore finale. Il titolo che ha lanciato questo lavoro era: “1 USD/libbra? Si tratta di un prezzo basso in modo criminale; le persone non possono nemmeno coprire i costi di produzione!” Ma se all’improvviso il prezzo sale fino a 1,50 USD/libbra, non penso che i nostri problemi siano finiti. Non avremo alcuna garanzia di non tornare a una situazione in cui i prezzi scendono ancora e i produttori sono sottoposti a una pressione enorme che non viene avvertita dal resto dalla catena di valore, dal resto del sistema.

Parte del problema nella risoluzione di ciò è che quel che noi chiamiamo “una crisi” non sembra così diverso da ciò che alcune persone vedono solo dal loro punto di vista vantaggioso. La migrazione dall’America Centrale è in corso da molto tempo; è solo che ora è più cospicua. Le persone hanno debiti da sempre; è solo che ora hanno più debiti. Per chi non vive questa situazione, probabilmente non c’è differenza, ma non penso di poter dire che non torneremo di nuovo a questo punto se non pensiamo al valore che possiamo creare in questo sistema e al ruolo che i coltivatori hanno in tale sistema. Se noi pensiamo che la quota del coltivatore nel valore adesso è sufficiente, è obbligatorio per il sistema giustificarlo: perché non è così che la vedono i coltivatori. Finché i produttori ritengono di sapere perché il caffè viene venduto a 5 USD a tazzina e ciò gli sta bene, non possiamo dire che non torneremo a questo punto. Non possiamo restare sereni rispetto a tutto ciò.

Quando abbiamo iniziato a usare la mappa per identificare i punti in cui potrebbe essere possibile rompere alcuni di questi circoli viziosi, abbiamo notato una concentrazione di risorse e informazioni. Ci sono milioni di produttori, milioni di consumatori, ma non milioni di commercianti o tostatori. C’è un grande valore e ci sono molte informazioni, ci sono soldi, qui. Allora, adesso, la nostra domanda è: In quale punto possiamo modificare il sistema? In che modo possiamo lavorare verso una distribuzione di valore più equa?

KIM ELENA IONESCU è la Responsabile per la sostenibilità di SCA.

Se questa mappa è ancora un lavoro in corso al momento della pubblicazione, ogni bozza spinge alla discussione, rivelando nuovi punti di vista sul modo in cui il sistema del caffè funziona (e non funziona). Per saperne di più sullo schema della mappa – e vedere la versione quando sarà pubblicata – su SCA News.

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