I buoni geni

PProteggere l’eredità selvatica del caffè

Molte delle banche dei geni del caffè nel mondo sono sotto-finanziate e minacciate, tuttavia il futuro del caffè dipende proprio dalla protezione di queste preziose risorse genetiche. Quindi, come dovrebbe essere fatto in futuro un buon sistema di conservazione globale e in che modo l’industria lo può sostenere?

In una foresta tropicale umida che avvolge una montagna sacra sull’isola africana del Madagascar, un uomo di nome Prince può condurvi a vedere le ultime sei piante di Coffea montis-sacri note per essere una varietà spontanea. Ma per prima cosa bisogna recarsi nella vicina Ambolotara e sedersi con il capo del villaggio per chiedere il permesso di visitare questo luogo sacro.

Se lui concede il permesso, si deve innanzitutto deve onorare l’antica tomba degli antenati nella foresta con una cerimonia. Poi si può entrare nel sottobosco di Mount Vatovavi e vedere con i propri occhi: una, due, tre, quattro, cinque e sei. Le ultime piante di C. montis-sacri selvatiche esistenti sul pianeta.

Sarada Krishnan lo sa perché lei ci è andata, e le ha contate. Krishnan è la Responsabile dell’orticoltura presso i giardini botanici di Denver ed è esperta di caffè selvatico. Intraprese questo viaggio nel 2007 dopo aver completato il suo dottorato di ricerca sulle specie di caffè Madagascar, noto collettivamente come Mascarocoffea, di cui ne esistono quasi 59 specie conosciute. Montis-sacri significa “della montagna sacra”. Come molte cose sacre, è estremamente raro: C. montis-sacri è in grave pericolo. Ma potrebbe andare peggio. La foresta che ospita le piante di C. montis-sacri è ancora lì proprio perché è considerata un luogo sacro. Se la foresta venisse distrutta, la C. montis-sacri probabilmente si estinguerebbe.

Ci può essere ancora speranza per la C. montis-sacri e per le molte altre specie minacciate di Mascarocoffea. Infatti, oltre alle sei piante che vivono nella foresta di Mount Vatovavi, alcuni esemplari di C. montis-sacri vivono nelle vicinanze presso la FOFIFA Kianjavato Coffee Research Station (FOFIFA è l’acronimo malgascio per il Centro Nazionale di Ricerca Applicata e per lo Sviluppo Rurale), una delle più importanti banche genetiche del caffè a livello mondiale. La sua importanza per il caffè non è diminuita dal fatto che quasi nessuno nel mondo del caffè ne ha sentito parlare.

Per raggiungere Kianjavato, si deve prima volare fino alla capitale del Madagascar, Antananarivo. Si affronta poi un’avventura di 12 ore su strade tortuose e strette (cinque anni fa il viaggio in auto durava otto ore, ma le condizioni stradali sono peggiorate precipitosamente). Poi, immersi nella notte nera come la pece della giungla, si prosegue il percorso attraversando un fiume su un tronco senza corrimano (il ponte è stato spazzato via qualche anno fa, e non ci sono soldi per ricostruirlo). La mattina successiva, con la luce del giorno, si riparte per andare a cercare la C. montis-sacri tra file e file di diverse specie di caffè che crescono nel rado sottobosco della foresta. Per trovare la fila nella quale cercare, si consulta il registro scritto della stazione di ricerca. Ne esiste una copia.

Le banche genetiche come FOFIFA a Kianjavato sono, in sostanza, delle biblioteche sulla diversità genetica del caffè che conservano e rendono accessibili le preziose informazioni codificate nel DNA di una determinata pianta allo stesso modo in cui una biblioteca protegge e mette a disposizione di tutti la conoscenza contenuta nei grandi libri. Ma provate a pensare se raggiungere la biblioteca locale fosse così complicato.

I cugini vulnerabili del caffè

La lontananza di Kianjavato e la sua dipendenza da tecnologie obsolete (cataloghi scritti a mano) non sono le uniche sfide che si devono affrontare. Negli ultimi tre anni, i minatori che estraggono i minerali preziosi sono apparsi nella regione e hanno iniziato a scavare illegalmente nel terreno della stazione. Gli alberi di caffè di FOFIFA a Kianjavato vengono mantenuti vivi grazie agli sforzi e all’impegno di una squadra esigua di operatori. Ma anche con i loro sforzi erculei, la stazione non può contare su fondi sicuri. Infatti, tra il 1982 e il 2002, il governo malgascio ha interrotto tutti i finanziamenti che sostenevano il sito. Senza quei fondi, molti albero sono morti e non sono stati sostituiti.

Cos’è che si rischia di perdere? La raccolta di piante di caffè geneticamente varie di FOFIFA comprende non solo la C. montis-sacri, ma anche altre 43 specie di caffè endemiche del Madagascar, molte delle quali non sono presenti in nessun’altra banca genetica del mondo.

È altamente improbabile che la maggior parte delle specie presenti a FOFIFA verrà mai coltivata o consumata dalle persone come caffè. La maggior parte di esse sarebbe imbevibile. Ma questo non diminuisce l’importanza di queste specie di caffè selvatico.

Le Mascaracoffea sono tutte “parenti selvatici delle versioni coltivate”, cugini delle specie che conosciamo meglio perché vengono ampiamente coltivate in tutto il mondo. Il caffè è solo una delle decine di colture, dal grano al riso, che probabilmente avrà bisogno di un’infusione di geni di questi cugini che sono in grado di sopportare le malattie, la siccità e i cambiamenti climatici.

Ma questi parenti sono minacciati. Negli ultimi anni, specie tra cui la C. buxifolia, C. humblotiana, C. mauritiana, C. vohemarensis e altre nove, sono state perse e non sono più nelle raccolte delle banche dei geni. Molte di loro sono morte perché si sono evolute nelle regioni aride del Madagascar occidentale e non crescono bene nel clima umido di Kianjavato. Si tratta in questi casi di perdite speciali. Ora più che mai i ricercatori del caffè stanno cercando di capire i meccanismi che aiutano alcune piante a tollerare la siccità, e per farlo studiano le specie che si sono evolute nei climi secchi. Con il cambiamento climatico, si prevede che la siccità caratterizzerà in futuro molte delle regioni in cui oggi si coltiva il caffè.

Salvare i parenti selvatici del caffè dalla distruzione potrebbe anche avere degli effetti che riguardano le nostre tazze: le specie del Madagascar sono ben note ai ricercatori perché, a differenza della C. arabica e C. canephora — sono naturalmente prive di caffeina. Per anni, sono stati compiuti molti sforzi in Brasile, Giappone e altrove per usare le Mascarocoffea per selezionare nuove varietà senza caffeina, gustose come l’arabica e con rendimenti sufficientemente elevati da giustificarne la coltivazione. Finora, quegli sforzi sono stati vani.

Poiché le tecnologie a supporto dello studio della genetica del caffè si evolvono e diventano meno costose, è possibile che i futuri ricercatori potranno svelare i misteri delle Mascarocoffea e, attraverso le selezioni, usarle a vantaggio dei caffè che consumiamo.

Conservare il caffè, per sempre

Kianjavato non è l’unica banca del caffè nel mondo che lotta per proteggere le sue risorse. Altre banche simili, in Costa d’Avorio e in Etiopia, sono sottofinanziate e minacciate. Le “raccolte private”, banche genetiche situate nei luoghi in cui il caffè viene coltivato attivamente, come il Brasile e la Colombia, tendono a essere più sicure, ma contengono anche meno specie selvatiche. Le informazioni non vengono condivise tra le varie raccolte. Solo una, CATIE in Costa Rica, dispone di un elenco dei caffè presenti nella sua collezione che è disponibile al pubblico. Pochi dei caffè presenti nelle collezioni sono stati studiati in modo approfondito. Alcuni vengono a malapena descritti. Molti dei caffè presenti non sono “sostenuti” (duplicati in altri siti), il che significa che se un sito viene distrutto da un ciclone o da un altro evento meteorologico, alcune delle piante potrebbero essere perse per sempre.

Il sistema globale per proteggere le preziose risorse genetiche del caffè non assomiglia molto a un sistema, ma è più simile a qualcosa di molto artigianale, tenuto insieme con un pezzo di nastro adesivo.

Tuttavia il futuro del caffè dipende proprio dalla protezione di queste risorse genetiche. Quindi, come dovrebbe essere fatto in futuro un buon sistema di conservazione globale? Nel 2016, l’organismo World Coffee Research e il fondo Global Crop Diversity Trust si sono riuniti per cercare di immaginarlo. Il World Coffee Research ha incaricato la Dr.ssa Krishnan di condurre il progetto che prevedeva uno studio delle informazioni pubblicate sulle banche genetiche del caffè del mondo, un’indagine su tutte le banche principali e visite presso otto raccolte chiave, tra cui FOFIFA e CATIE. Insieme ad esperti del fondo Crop Trust, che è intervenuto per conservare decine di colture, tra cui il mais e il riso, è stata messa a punto una strategia per conservare per sempre le risorse genetiche del caffè ed è stata lanciata in occasione del Re:co Symposium di Seattle ad aprile.

Le raccolte originali al centro della strategia di conservazione globale del caffè richiedono una manutenzione sul campo costante e a lungo termine, e qualsiasi interruzione nei finanziamenti, anche se breve, come sta succedendo spesso, provoca perdite permanenti. Il veicolo per portare i finanziamenti è già in essere: Crop Trust gestisce un fondo globale di dotazione in cui i donatori riversano il denaro nel tempo frutta per assicurare un finanziamento perpetuo. Crop Trust e WCR stimano che il sostegno alle raccolte più importante costerà circa 1 milione di dollari USA all’anno. Una dotazione globale di 25 milioni di dollari, che fruttasse il 4% all’anno, potrebbe offrire finanziamenti continui per sempre senza la necessità di dover reperire i finanziamenti ogni anno.

Tali fondi di dotazione possono e potrebbero supportare solo le raccolte che soddisfano determinate condizioni: che gli elementi presenti nella raccolta siano di importanza globale, che sostengano un sistema globale razionale, economico e sostenibile e che gli elementi presenti siano a disposizione degli utenti con la condivisione dei relativi profitti. Attualmente, una sola raccolta di caffè, CATIE, soddisfa tutti questi criteri di ammissibilità, ma vi sono altre raccolte originali che con qualche aiuto potrebbero soddisfare i criteri.

Il più grande ostacolo che attualmente impedisce una partecipazione più ampia, e una delle azioni prioritarie identificate nella strategia, è la necessità di elaborare un sistema per condividere in modo equo e corretto i profitti che derivano dalle raccolte presenti in queste banche. Ad esempio, se un caffè presente in una delle raccolte viene utilizzato per creare una nuova varietà che viene successivamente commercializzata, la banca dei geni dovrebbe ricevere una quota di quel valore. Storicamente nel caffè e in molte altre colture, soprattutto nell’epoca coloniale, le piante preziose venivano semplicemente “rimosse” o “raccolte” (un modo educato per dire “rubate”), senza che venisse pagato alcun compenso ai paesi o alle istituzioni da cui provenivano quelle piante. Fortunatamente oggi viene riconosciuto a livello internazionale che questo non è un approccio percorribile. La creazione di un sistema di ripartizione dei profitti è complessa, ma essenziale per garantire che le banche dei geni partecipino a un sistema globale di conservazione delle risorse genetiche.

Tra le altre priorità vi sono l’impellente necessità di aggiornare le strumentazioni e le strutture presso le banche genetiche originali per soddisfare gli standard internazionali e per facilitare le loro operazioni di routine, e quindi far entrare queste raccolte nel XXI secolo raccogliendo e conservando informazioni essenziali su di esse in sistemi open-data. È ugualmente essenziale creare dei “backup di sicurezza” delle raccolte in caso di eventi catastrofici che potrebbero eliminare un’intera raccolta in un istante, come nel caso di un ciclone violento.

Siamo abituati a pensare che la catena del valore del caffè parte dall’azienda agricola. Ma non è così. Inizia ben prima dell’azienda, nelle foreste in cui hanno origine queste risorse genetiche uniche. Se non preserviamo il patrimonio del caffè selvatico, l’eredità genetica che è essenziale per il futuro del raccolto, tutte le fasi della catena del valore vengono esposte a un rischio elevato.

HANNA NEUSCHWANDER
Responsabile della Comunicazione presso il World Coffee Research